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giovedì 2 agosto 2012

Cucchiai di William S. Burroughs scaldati, per endovena


Care amiche massaie.
Il 2 Agosto del 1997 moriva lo scrittore W.S. Burroughs...
Per l'occasione ecco una nuova ricetta che vi spiega come cucinarlo:

- Un cucchiaio di Burroughs sarà bastevole al vostro scopo, specie se prima mescolato con qualche goccia di acqua, limone o acido citrico (non guasta una spolverata di peperoncino per rendere la vostra prelibatezza più "piccante").
-Ponete tutto su un cucchiaino e scaldate con un accendino fino a che la soluzione non bolle.
- Una volta mescolatesi le sostanze utilizzate un comune filtro di sigaretta per assorbire tutto e rendere più semplice l'assorbimento tramite siringa.
- Dopo esservi accuratamente bloccati il flusso sanguigno con un laccio emostatico siringatevi la vena e.... BUON APPETITO!


P.S: Il Pasto è da consumare necessariamente Nudo.


martedì 24 aprile 2012

Rise of the Infame Studio


Abbiamo attraversato paludi a piedi nudi, ingoiato cocci di vetro per non morire di fame, ci siamo vestiti con salopette fuori moda forgiate con l'ombra, abbiamo raccolto geometrie oniriche con mani chiodate.
Tutto per questo, per questo, per questo:

SPUGNA

MARCO CASELLI

SORGI INFAME, CHE LA COSCIA SIA IL TUO VESSILLO, CHE SI ERGA ALTA COME MONITO PER LE FUTURE GENERAZIONI SBIGOTTITE DINANZI AI NOSTRI ARTIFIZI D'INCHIOSTRO.
Abbracceremo e concupiremo sotto un firmamento di monoliti di carni gallinacee che si schiantano sulle sponde dei nostri oceani lattigginosi.
Abbiamo fame.

Ciao.
Cammello.




domenica 15 gennaio 2012

Il Piccolo Dubronska

Ivan. 
 Da Ucraina. 
7 anni.
Mio vicino di casa
poeta  
e
all'occorrenza 
grande ispiratore.


sabato 31 luglio 2010

Ciao questo è un mio disegno, spero che vi piaccia, l'ho regalato alla mia amica Milena. Fatela diventare ricca. Votate. Votate.


 Visto sulla spiaggia del lago.

67 anni.

Cappello fucsia al fosforo.

Trash.

Molto.

Uccide aragoste giganti.

Fine.

venerdì 12 febbraio 2010

I vantaggi dell'amicizia


Questa breve storia nasce come omaggio a un mio caro amico spastico.

La grande amicizia che ci ha legato, la sua grave malattia, sono state per me fonte di ispirazione per lo struggente racconto che vedrà il buon Valerio nei panni del suo eroe Tex. E credere nei propri eroi è necessario, perchè ci si convince di poter sconfiggere qualsiasi avversario, anche quando quest' ultimo è ostico ed è un tumore al cervello.

Lasciate un piccolo commento se volete dare il vostro sostegno per la sua lotta contro la malattia che lo affligge. INSIEME ce la possiamo fare...

giovedì 11 giugno 2009

Peni Marroni

prova prova blabla edit.
La Preoccupazione del Padre di Famiglia
Alcuni dicono che la parola Odradek derivi dallo slavo e cercano di chiarire su questa base la formazione della parola. Altri invece ritengono che derivi dal tedesco, e che dallo slavo sia solo influenzata. L’incertezza di entrambe le interpretazioni però fa a buon diritto concludere che nessuna delle due sia corretta, anche perché nessuna permette di trovare un senso.Naturalmente nessuno si occuperebbe di tali questioni se non esistesse davvero un essere che si chiama Odradek. (...) Si intrattiene ora sul tetto, ora nelle scale, ora nei corridoi, ora nell’atrio. A volte non lo si vede per mesi; evidentemente si è trasferito in altre case; torna poi però invariabilmente in casa nostra. A volte, quando si esce dalla porta, sta proprio lì sotto appoggiato alla ringhiera delle scale, e viene voglia di parlargli. Naturalmente non gli si fanno domande difficili, ma lo si tratta – già la sua piccolezza induce a questo – come un bambino. «Come ti chiami?» gli si chiede. «Odradek», dice. «E dove abiti?» «Senza fissa dimora» dice, e ride; ma è solo una risata come la può emettere chi è senza polmoni. Suona all’incirca come il fruscio delle foglie cadute. Per lo più, con questo il colloquio finisce. D’altronde anche queste risposte non sempre si possono ottenere; spesso resta muto a lungo, come il legno di cui sembra esser fatto.Mi chiedo inutilmente cosa avverrà di lui. Forse che può morire? Tutto ciò che muore ha avuto prima una specie di scopo, una specie di attività sulla quale si è logorato; questo non è il caso di Odradek. Forse dovrà allora un giorno rotolare ancora per le scale trascinando i suoi fili arrotolati fra i piedi dei miei figli, e dei figli dei miei figli? Certo, non fa danno a nessuno; ma questa idea, che possa anche sopravvivermi, mi dà quasi un dolore.
(F. Kafka)